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«Ho mandato 65 candidature e nessuno ha risposto, poi ho scoperto il "trucco" del cv per ingannare l'IA: ora ho 3 lavori»

Così recita il titolo di un articolo apparso su un giornale on line molto popolare qualche settimana fa; in sintesi, una candidata si vanta di aver raggirato i meccanismi adottati nel recruitment da un'Intelligenza Artificiale sempre più diffusa. 

A discapito di cosa? Oserei dire della propria identità!

Cosa ha fatto nello specifico? Testuali parole: "Si copia la «descrizione del ruolo per cui si fa application e si incolla sul cv. Poi, fai il testo molto molto piccolo e di colore bianco, così non è visibile all'occhio umano, ma evidentemente l'IA sa che c'è e legge ogni parola chiave"


La domanda mi sorge spontanea: ma veramente chi fa così è convinto che prima o poi tutti i nodi non vengano al pettine?

Davvero c'è la convinzione che un selezionatore del personale, anche se non legge ogni singola parola del curriculum, non ponga delle domande per capire se il candidato o la candidata - come in questo caso - non abbia effettivamente svolto queste mansioni?

E qualora vi fosse un recruiter superficiale che manda in azienda un profilo non verificato, davvero l'azienda non andrà a scoprire se quelle competenze descritte non trovano un riscontro operativo nello svolgimento delle funzioni richieste?


Credo che non sia neppure necessario spendere delle parole su quali siano le possibili conseguenze di fronte a queste ipotesi.


Ma andiamo oltre!

A fronte di una remota ipotesi in cui la persona che rende :"[...] il suo curriculum AI-friendly, vale a dire fatto su misura per l'intelligenza artificiale" "se la cavi" e, come racconta la ragazza dell'articolo, si arrivi addirittura ad avere 3 lavori contemporaneamente, mi sorge una seconda domanda: a che prezzo?


Davvero questa è l'unica strada? Dobbiamo ricorrere agli stratagemmi per eludere l'attenzione di chi legge e soprattutto... dobbiamo cambiare il nostro curriculum facendo finta di aver fatto altro?


Io non credo proprio!

Sempre in questo articolo si legge che la candidata ha risposto a 65 annunci senza avere nessuna risposta.


I professionisti dell'Orientamento sanno benissimo che tra i canali di ricerca attiva la risposta agli annunci porta al 6% di ricollocazione; quindi è bene sapere che esiste un 94% di possibili altre alternative che implicano consapevolezza, proattività, determinazione, resilienza in stretta sinergia con un comportamento etico!

Tutte caratteristiche, peraltro, che sono richieste dalle aziende dai propri collaboratori.


Mi rivolgo dunque ai colleghi Orientatori: cosa vogliamo condividere con i nostri utenti?

Strade facili e brevi che hanno le gambe corte oppure metodi strutturati che portano risultati forse anche nel medio termine, ma consolidati, duraturi e pienamente valorizzanti?


Cosa ne pensate?

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