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Abbandono scolastico, chi fallisce?

È impressionante leggere i numeri relativi all’abbandono universitario e all'abbandono scolastico in Italia che girano intorno ai numeri elevati di 7 fino all'11 percento.


Quando capita di dover aiutare studenti in difficoltà nel loro percorso dove non riescono a sentirsi appagati e soddisfatti nel concludere alla grande il loro percorso, ci si trova davanti un giovane viso con un’immensa energia schiacciata sotto il peso della frustrazione e il senso del fallimento, senso di essere sbagliato, di non essere capace a trovare la propria strada.


Il primo compito arduo è quello di far sentire a questa giovane creatura che ha tutta la vita davanti, dare la certezza che non mancheranno il tempo ed energia per trovare la strada giusta e proseguire, per poi nei passi successivi assistere la persona a trovare la strada e il percorso formativo giusto su misura dei propri talenti e interessi.


Dopo questa premessa però, ritengo doveroso voltarmi in un’altra direzione, verso altri interlocutori, legislatori, ministero delle istruzioni, la scuola e i suoi componenti: dirigenti e docenti per non dimenticare chi sono i veri falliti delle percentuali precedentemente citate.


È fondamentale tenere sempre presente un principio base della psiche umana: Noi esseri umani prendiamo le nostre decisioni in base ai nostri bisogni, bisogni materiali e emotivi. Anche una decisione apparentemente razionale come la scelta del percorso accademico si basa su un bisogno materiale o emotivo.


Ecco dove deve essere il ruolo dell’orientamento: uno strumento potente nelle mani di persone altamente qualificate e in grado di aiutare studenti a vedersi e conoscersi al di la dei bisogni ed emozioni che possono essere dettati dall’esterno, per fattori culturali e/o familiari, per trend e moda del momento o peggio, per ondate create intorno a determinati mestieri attraverso serie tv e film famosi.


Serve una presa di coscienza e responsabilità per comprendere esattamente i numeri che indicano l'abbandono scolastico, dove emettono la luce e per far vedere cosa: su quale leggerezza, su quale banalizzazione, su quale mancanza di competenze e via dicendo.


Urge un cambio di passo molto veloce per tutte gli enti e le persone coinvolte per fermare questo fenomeno purtroppo molto italiano, per fermare questa perdita notevole di capitale nell’istruzione che diventa un vuoto a perdere mentre invece il mondo va avanti e punta sempre di più a migliorare l’efficienza ed efficacia per il bene comune, per coltivare talenti e per creare una società di persone più appagate e realizzate.

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