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L'entusiasmo è l'onda del mare: a volte va, ma poi ritorna

Un insegnante che non trasmette entusiasmo per la sua materia o la curiosità per l’apprendimento ha fallito. Si può sbagliare modo, approccio, strumento didattico, parola in un discorso, ma perfino il più critico degli allievi (di qualunque età) sa distinguere a occhi chiusi chi insegna per passione da chi insegna per onor di firma a fine mese. Purtroppo in Italia abbiamo il detto che dice: “chi non sa insegna, chi sa fa”. Già, ma chi sa insegnare allora non sa fare? E sulla base di cosa si giudica la bravura di un’insegnante? Dalla quantità di voti alti, di promossi oppure da quanti ne rimanda a posto senza voto quando non hanno studiato? Uno dei migliori film che alla fine degli anni 80 hanno rivoluzionato l’approccio alla didattica è stato “L’attimo fuggente”, dove il professor Keating utilizzava un modo diverso di avvicinare i ragazzi e trasmetteva i suoi contenuti in modo più provocatorio e meno cattedratico, un anticipo sulla rivoluzione dei costumi del 1968. Peccato che alla fine sappiamo come sia finita. Colpa sua se aveva trasmesso troppo entusiasmo nel gruppo di allievi ed era stato frainteso?

Oggi di professori star sui vari social ce ne sono parecchi (Matteo Saudino, Enrico Galliano, Valentina Petri oltre al “capostipite” Alessandro D’Avenia), tutti bravi divulgatori e capaci di accendere, almeno nel lettore, l’interesse se non l’entusiasmo per ciò che fanno. Peccato che in un mestiere come quello del docente non manchino gli schiaffi metaforici dall’utenza e le delusioni siano da mettere in conto, per cui l’entusiasmo con il tempo se non scompare tende a ridimensionarsi drasticamente. Quando ho cominciato questo mestiere nel mio blog scrivevo che: “Chi fa l’insegnante difficilmente lo fa per denaro, ma perché è un sognatore incallito, un innamorato della vita che non teme i rifiuti e gli schiaffi, anzi, da essi trae lo spunto per non sedersi mai e per continuare a migliorare nel fare il proprio lavoro” tratto da https://minkiaprof.blogspot.com/2013/05/ . . Quattordici anni e diecimila ore di lezione dopo posso dire che effettivamente dovrebbe essere così sempre, di fatto confermo che lo è solo in teoria.

Come fare allora a rigenerare l’entusiasmo che è fondamentale per generare l’attenzione e stimolare la curiosità senza cedere allo sconforto? Di modi ne posso indicare almeno tre che mi sono stati molto utili nei momenti bui (e a maggio la luce si è proprio spenta): circondatevi di persone positive, pescandole soprattutto fra i colleghi e gli allievi. Ci sono, anche se magari si vedono poco in quei frangenti si sentono; fidatevi di voi stessi e del buon lavoro che avete fatto finora (è utile in questi casi avere salvato messaggi o ricordi preziosi passati); amate ciò che fate e rispettatelo e pretende lo stesso dal prossimo come rispettate voi stessi e gli altri. Osate, infine, cambiare approccio, metodo, prospettiva dopo la giusta e doverosa pausa di riflessione e poi ridete, tanto, forte. L’entusiasmo arriverà come richiamato, improvvisamente, senza fretta e con i suoi tempi, ma state sicuri che ci sarà. 

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