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Crescita professionale nell'azienda

Quando si tratta di fare una scelta per coprire ruoli di punta e di comando, figure rilevanti in azienda, spunta spesso il vecchio dilemma: “assumere la persona qualificata esterna oppure ricorrere alla promozione di un dipendente per offrire l’opportunità all’interno dell’azienda?”


Non esiste una risposta immediata e facile a questa domanda e ogni situazione va studiata e valutata a sé. Ogni azienda ha la propria storia, le proprie esigenze, la sua gestione e la sua gerarchia fatta su misura e consolidata negli anni. In base a tutto ciò quindi, considerando il percorso passato che ha portato l’azienda al presente, ma anche e soprattutto in base a come si desidera proiettarsi verso il futuro, il quesito va affrontato.


Punto primo su cui focalizzarsi e domandarsi: l’Azienda è riuscita veramente a coltivare talenti? A far crescere persone competenti e motivate?


Il passo successivo è verificare se “in vece” queste persone competenti l’azienda è riuscita o no a coltivare altre persone qualificate e di talento in grado di sostituirle, onde evitare che la promozione di una persona qualificata metta a repentaglio il funzionamento e l’efficienza dei processi e generi delle conseguenze gravi, causate dalla lacuna lasciata da chi è avviato verso una crescita verticale.


Ultimo punto, ma forse quello più critico: bisogna riflettere accuratamente su cosa vuole l’azienda per il suo futuro e quindi per quel futuro che tipo di figura sta cercando: si è in ricerca di un Boss oppure di un Leader?


Questa domanda spinosa mette in evidenza un fatto scomodo che spesso rimane nascosto, oppure non si vuole tenere in considerazione: siamo sicuri che un Tecnico di prima classe, un Talento senza pari, è anche un Leader? È garantito che un tecnico dotato, possieda anche le doti intangibili indispensabili per il nuovo ruolo? Questo Talento rappresenta anche i valori e la cultura che Azienda intende promuovere?


Quando un’azienda promuove un collaboratore, non premia solo lavoro e percorso fatto da lui/lei, non si tratta solo di una premiazione e un riconoscimento delle sue qualifiche, ma si tratta soprattutto di dare un esempio agli altri su quale è il modello accettato e ammirato dall’azienda. Ogni promozione, è la dimostrazione e l’annuncio dei valori che l’azienda intende premiare e diffondere.


In più, se questa eccellenza tecnica non possiede anche le caratteristiche di un leader, l’azienda avrà uno pseudo leader che si troverà in una posizione di comando con tante competenze tecniche e poche o nessuna competenza nella guida, dove la distinzione tra questa persona e i suoi riporti rimangono solo sul livello di competenze tecniche. Questo bravo tecnico, con buona probabilità colpito da sindrome dell’impostore, si “difenderà” applicando l’unica arma a disposizione, impedendo cioè la crescita di altre persone, portando l’azienda ad un impoverimento graduale di competenze.


Un vero leader, un leader dotato e generoso agisce esattamente al contrario divenendo interessato a far crescere i propri collaboratori, un vero leader si pone come obiettivo la crescita e coltivazione dei talenti perché non vede i suoi collaboratori come minaccia per la propria posizione.


Un esempio che riporto spesso per spiegare più velocemente è il seguente, un racconto e un fatto storico dove ci ricordiamo dell’esercito del colonello Gheddafi, un esercito in cui nessuno ha mai potuto crescere e andare oltre livello del “CAPO”. In quell’esercito nessuno ha mai potuto qualificarsi generale o maresciallo perché si trattava di un “CAPO” limitato ad un certo livello di conoscenza e capacità. Un “CAPO” limitato che poneva un tetto di cristallo impedendole ogni forma di crescita alle persone per poterle comandare senza rischiare la posizione.


Chiediamo cosa sia meglio per un “esercito” di talenti!

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